Storie

La firma più autentica

“Lo zio Beppe, memoria storica della nostra famiglia, nato nel ’35 al Lambertone, podere tra Argiano e Tavernelle nel versante sud della collina di Montalcino, racconta che già in tenera età andava a raccogliere lo zafferano con la nonna. Una piccola bracella (aiola) situata sotto la ficaia del podere. E’ certo che tale spezia sia stata introdotta nel podere dalla zia Elia che aveva un debole per tutte le spezie e piante officinali. Elia, era stata adottata dalla nostra Famiglia in tenera età perché nella famiglia di origine erano troppi fratelli e sorelle e i genitori non erano in grado di provvedere al sostentamento di tutti e sei i figli. Era quasi un gesto normale quello di aiutare i più bisognosi come altrettanto normali erano, nelle nostre campagne, le condizioni di miseria  che spesso rasentavano il limite della pura sussistenza. Lo zafferano di Elia era arrivato, come Lei, in dote da Montenero d’Orcia un piccolo paese alle pendici del Monte Amiata. Lo zio ci tiene a sottolineare che durante la fioritura la raccolta avveniva in un modo speciale. Non si raccoglievano i fiori ma soltanto i tre stimmi. Questo faceva si che intorno al podere ci fosse, da metà ottobre a metà novembre, un’aiola sempre completamente fiorita. Splendide fioriture viola che facevano concorrenza ai giardini delle ville dei signori…Nel 1961, dopo sposato, lo zio si spostò insieme alla famiglia alla Casanova di Quercecchio, un altro podere li vicino, e continuò a coltivare lo zafferano nei pressi del forno di casa. Forno che nei miei ricordi di ragazzo è rimasto come un’immagine-meraviglia indelebile: da li sono usciti, una volta a settimana e fino agli anni ottanta, pane, dolci, focacce e ogni genere di leccornia come si usava in ogni famiglia contadina. Parte di quei bulbi ci hanno seguiti a S.Angelo Scalo, dove ora ha sede la nostra azienda, e Nicola li ha voluti far rifiorire e prosperare in modo intenso e convinto. In quella fioritura è certificato un DNA formatosi in secoli di privazioni, quello della cura e del mantenimento del proprio territorio e delle proprie usanze con la consapevolezza che ogni attenzione poteva significare farcela oppure no. Questo mondo/modo di vivere insieme a tante bellezze naturalistiche ed architettoniche sono state alla base, nel 2004, del riconoscimento che l’UNESCO ha insignito a tutto il territorio della Val’Orcia ovvero quello di Paesaggio  Culturale Patrimonio dell’Umanità. Quei fiori di zafferano intorno al podere come quelle rose in cima ai filari delle viti sono una testimonianza, seppur piccola e spesso inosservata, indelebile e perpetua …del culto per il proprio territorio e dell’amore per il Bello. L’immagine di un semplice fiore di crocus a cui sono stati tolti solo gli stigmi, sotto la ficaia o vicino alla bocca del forno… la firma più autorevole”

 Nicola

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